Cinema Corso

Siamo abituati ai giganteschi multisala. Quelli dove vai lì, stai mezz’ora a capire quale film è degno della tua attenzione per le prossime due ore, prendi il biglietto, i popcorn caramellati e la classica “pepsi senza”. Percorri un corridoio infinito e ti perdi alla ricerca della sala, trovi a fatica la tua poltrona e ti godi un film in 8K superaccaddi con sound dolby mille punto uno.
Bello.
Ma è cominciato tutto da qualcosa di più piccolo. Più familiare.
Un posto dove ci si riuniva ogni settimana ad osservare una magia compiersi. La luce di una lampada che colpisce centinaia di metri di celluloide e proietta un’immagine su di uno schermo. Il suono gracchiante delle casse. Il rumore del proiettore che si sente dalla sala. Il pulviscolo che esce dalle poltrone imbottite, che si libra in aria, e proietta la sua ombra su quello schermo. E via ad ascoltare e vedere racconti di altri posti, altri tempi, gesta, paure, amori. Che spettacolo il cinema di una volta.

Stamattina abbiamo fatto una visita particolare, all’ultimo cinema cittadino di Treviso, il Corso.
Sempre in compagnia del nostro amico proiezionista Augusto Segato, ci siamo catapultati nel cinema d’altri tempi, riguardando alcuni vecchi cinegiornali su pellicola, rimessi in vita grazie ad un affascinante proiettore “analogico”. Ci siamo divertiti a vedere l’Italia di un tempo, le mode, lo sport, la politica. Di quanto allora la diffusione di un filmato fosse una cosa radicalmente importante, di rilevanza storica.

Abbiamo visto come funziona il proiettore, di come la pellicola passa per mille bobine prima di essere impressionata dalla luce della lampada e di come una traccia magnetica sul suo lato potesse magicamente diventare suono.
Un’esperienza importante, che ci riavvicina al nostro passato.