Master in Concept Art 3 – Environment Design

Se un personaggio ha una storia che lo ha formato, che ne ha delineato le abitudini e quindi le forme, un ambiente racchiude una storia ancora più grande.

Questa forse è la parte più creativa del Master in Concept Art.

Una settimana in cui il potenziale di Photoshop e della Cintiq da 27 pollici vengono messi alla prova, non staccando quasi mai la punta dallo schermo.
Disegnare, disegnare, disegnare.

E quando si è stanchi, si disegna ancora.

Un environment nasce prima di tutto da centinaia di prove, da una visione sfuocata in testa di un ambiente, da un’inquadratura o uno scorcio.
L’artista realizza così quelli che in gergo si chiamano thumbnails.
Piccole prove, ma piccole.
Perchè quando lo vedi racchiuso in un francobollo, tutto ha un senso.

Trovato il thumbnail giusto, quello che ispira, si espande tutto.
Si ingrandisce, si cominciano a dipingere le luci, le ombre, si cominciano a suddividere i piani prospettici.

L’environment funziona se funziona la prospettiva.

E poi si applica la formula magica, quella secondo cui se guardi un’immagine vieni attratto al suo interno e non riesci più a staccare l’occhio.
Si chiamano regola dei terzi e spirale aurea.

Due concetti antichi come il disegno stesso.
Due concetti su cui l’intera storia dell’arte si è basata.
E su un dipinto digitale….funziona ancora.

Da lì il colore.

E via su google a cercare references.
E references.

E poi si disegna, se prima ci si è dimenticati di farlo.

Il risultato? Beh incredibile.
Incredibile come in pochi giorni di lavoro possa saltare fuori questo.

Interi mondi. Pensati e realizzati.