PARTY CLASSE X 23

La classe X è una sfida all’ultimo secondo.
Un cliente, un brief, cinque giorni effettivi per realizzarlo.

È una sfida tra gruppi. Una sfida in cui conta tutto.
Contano i membri della squadra.
Non c’è spazio per il “prima gli amici”. A cazzeggiare si perde tempo.
Mai due elementi leader. Si scannano. E si perde tempo.
Due elementi che fanno la stessa cosa? E dover scegliere tra le due proposte? Si perde tempo.

Conta il come ci si divide i compiti.
Non c’è spazio per le primedonne. Quelli del “faccio tutto io perché voi non sapete fare niente”. Si perde tempo.
Nessuno deve tirare indietro la squadra.
Si vince insieme. Si vince uniti.

Conta come ci si affaccia al cliente.
Puoi aver anche modellato Avatar. Ma se lo presenti come se lo avessi fatto in Paint, non vale niente.

Conta l’idea giusta. Non l’idea perfetta, ma il principio di idea che piace. Poi, forse, ci sarà il tempo di svilupparla.

Così alla fine la classe X del Master CG 23 è stata vinta.
È stata vinta dal gruppo migliore, da chi ha proposto l’idea più completa, più accattivante.

E menzione speciale per le migliori maquettes.

Un grazie enorme al team di RedBull, che ci ha dato la possibilità di lavorare su un progetto incredibile. Che sicuramente avrà un fortissimo seguito.

È ora di festeggiare.
Il training del Master CG 23 è completo.
Quello che c’era da imparare, i ragazzi l’hanno imparato.
Hanno imparato tutti i passaggi di una pipeline di produzione. Hanno imparato a modellare, animare, renderizzare… e tanto altro.
Hanno fatto esperienze incredibili. Chi mai si sarebbe sognato di imparare a danzare prima di fare il rig di un corpo umano?
O farsi aprire Gardaland per fare le riprese di VFX?

È tempo di festeggiare. Ed ovviamente abbiamo un tantino esagerato anche stavolta.
Volevamo una cosa un po’ legata al tema RedBull…e ci siamo inventati un pratico Takeshi Castle in miniatura.

…. buone vacanze ragazzi.
Ci vediamo tra tre settimane, pronti per la sfida più grande. La tesi.
In questi mesi avete fatto l’impossibile, ora c’è da fare l’impensabile.