Teatro parte 2

Il teatro, per un attore, è il più sacro dei santuari.
Uno spazio circondato dal buio in cui può essere migliaia di persone e allo stesso tempo il vero e puro sé stesso.

Ed è fortunato chi riesce a percepire la sacralità di questo luogo, e farne buon uso.

I ragazzi del Master CG 23 hanno affrontato la seconda parte del laboratorio teatrale.
Un laboratorio incentrato sull’analisi dei movimenti, un po’ come lo è stato quello di danza qualche settimana fa.
Il plus, questa volta, è stato proprio il teatro come luogo spirituale.
Perché a vent’anni tutto è possibile, tutto sembra alla portata, ma la società in cui viviamo oggi, spesso ci tarpa le ali, ci cerca di conformare ad un “modo di comportarsi”, reprimendo spesso gli sfoghi e i movimenti che il nostro corpo potenzialmente può esprimere.

Non in teatro. Il teatro è il luogo per eccellenza per non avere paura, perché si è proprio di fronte a centinaia di occhi che si aspettano che esplodiamo, che ci lasciamo andare, che cacciamo un urlo o ci mettiamo a ballare in modo strano. È il tempio dell’esprimersi.

E lo abbiamo fatto in due modi incredibili. Il primo, studiandoci con le maschere neutre, che annullano qualsiasi espressione del viso per lasciare spazio ai movimenti del corpo. Il secondo, mettendoci di fronte a tutti, e abbattendo le barriere della vergogna raccontando il più bel giorno della nostra vita.

Piccole perle. Importantissime.
E quando si applicano queste perle all’animazione, tutto sembra più chiaro.

Animare è dare espressione e vita ad un character. Una cosa difficilissima, che richiede uno studio approfondito sui propri movimenti. Spesso ci riprendiamo, mentre recitiamo. E se avessimo ancora le barriere della vergogna, non saremmo convincenti.
Ma il teatro serve a questo.