Test di volo nello Spazio

In BigLife, Holodeck
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Ti sei mai chiesto perché appare la scritta Institute of Magic Technologies sotto il logo BigRock?

Per rispondere a questa domanda ti raccontiamo cosa è successo lo scorso venerdì.

Emanuela Bressan, pilota aeronautico e scrittrice per la rivista ViviJesolo, è venuta qui a scuola per intervistarci e scrivere un articolo su di noi. 

Noi le abbiamo dato modo di farlo mostrandole ciò di cui andiamo più fieri:
Le pareti con le locandine dei film realizzati dagli ex studenti, il nostro cinema, le classi, le tesi, il gruppo RED, l’alberello all’ingresso… Ma sopratutto Holodeck.

Spiegarle cosa fosse era troppo complicato quindi glielo abbiamo fatto provare di persona.

Tutto molto semplice, una routine per noi quella dei cosiddetti “giri turistici” qui a BigRock. Se non fosse che, a causa di un brutto incidente avvenuto anni fa, Emanuela ha perso l’uso delle gambe ed quindi costretta in sedia a rotelle da allora.

Prendiamo il nostro Oculus Quest 2 e, attraverso strani trucchi magici da nerd super spaziali, lo colleghiamo ad una “sedia” ultra tecnologica, proiettando Emanuela all’interno dell’abitacolo del Dragon-1.

Si… quel Dragon-1.

Il razzo di Space X.

Attraverso il simulatore le abbiamo fatto provare quello che vivono gli astronauti durante un lancio verso la stazione spaziale internazionale. Ha potuto sentire la spinta del razzo Falcon 9 che accelera sempre di più per uscire dall’atmosfera, passando dal MaxQ (quando il razzo è al massimo dello stress) fino al distacco del primo stadio del missile.

Chi vede l’esperienza dall’esterno nota solo la sedia vibrare in maniera folle simulando la turbolenza del razzo ma, all’interno del visore, nella ricostruzione 3D esatta della Dragon, puoi guardare fuori dagli oblò mentre il razzo sale dalla terra fino alle stelle lasciandosi alle spalle l’aura azzurra del nostro pianeta o armeggiare con gli schermi della navicella da dove puoi vedere tutti i dati del lancio (fedeli alla realtà) o ancora, “specchiarti” con la telecamera interna che riprende gli astronauti (con tanto di casco e guanti) così come la vedono dal centro di controllo.

Puoi addirittura interagire con una pecorella giocattolo che fluttua li accanto a te per effetto della gravità.

“Sento come se le mie ruote si fossero bucate” ha detto subito dopo essere scesa dal simulatore ed una volta tornata sulla sua carrozzina.

“È incredibile, mi sentivo sospesa nel nulla, ero come leggerissima. Tornare alla normalità fa uno strano effetto”.

Per i 5 minuti della simulazione abbiamo lasciato Emanuela sospesa in un limbo tra magia e realtà, in un mondo in cui non esistono limiti fisici o costrizioni.

Un mondo in cui tutto è possibile (o quasi…).